L’editoriale del Direttore:LA CRONACA SCANDISCE IL TEMPO DEL FARE, CIAO GINO! - L'Eco Del Litorale | Notizie online








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L’editoriale del Direttore:LA CRONACA SCANDISCE IL TEMPO DEL FARE, CIAO GINO!

Avevo conosciuto Gino Falleri nel 1966, in occasione della mia iscrizione all’Ordine dei Giornalisti, in netto ritardo rispetto al mio percorso effettivo di cronista, iniziato nel 1960 nell’Ufficio Stampa dei XVII Giochi Olimpici e passato rapidamente più o meno in contemporanea per le redazioni di Corriere, AGI, RAI Sport, Gazzetta Sport… Lui, che era iscritto dal 1956 e vice presidente da due anni, mi dette la benedizione con la battuta : “ Ma come, non eri iscritto ?” Poi, con Gianni Pressenda e Michele Giammarioli, fummo compagni di avventura per ITINERARIO LAZIO, un bel mensile che appagava il nostro desiderio di promuovere la cultura e la storia del territorio. Probabilmente, l’intesa tacita e l’affetto, che si erano consolidati nel tempo, nascevano da una particolare combinazione chimica, che ha sempre funzionato tra me e i nativi delle marche, perché lui era pesarese come il mio maestro Probo Zamagni, marchigiano come Bruno Zauli e Giacomo Brodolini, personaggi che mi onoro di aver frequentato. Appartenente alla categoria dei “mollare mai”, Gino era stato sempre presente e disponibile, vicino, anche quando era condizionato da problemi di salute, magari con un messaggio affettuoso, come fece per me in occasione della cerimonia per cinquant’anni di professione, delegando la Presidente dell’Ordine, Paola Spadari. In particolare, voglio ricordare la sua particolare sensibilità al tema della contaminazione e del pericolo grave rappresentato dall’amianto, perché fu proprio lui a far concedere il massimo della copertura con crediti deontologici per colleghi giornalisti impegnati in una delle ultime conferenze promosse dall’Osservatorio Nazionale Amianto, lo scorso anno, sul tema della bonifica necessaria per l’impiantistica sportiva e scolastica. Infine, mi sono sorpreso nel costatare la sua età, quella di novantadue anni portati con assoluta leggerezza, sino all’improvvisa levitazione, l’ultimo volo verso Borea.

Ruggero Alcanterini





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