Lo sputo nello sport, volgarità e violenza - L'Eco Del Litorale | Notizie online








Editoriale del Direttore

Lo sputo nello sport, volgarità e violenza

Ero piccolissimo e sul tram, in braccio a mio padre, mi capitava di leggere tutto quello che mi capitava a tiro. Onestamente, alla sistematica insistente richiesta di spiegazioni sul VIETATO SPUTARE, che campeggiava in testa e in coda alla vettura, insieme al VIETATO BESTEMMIARE e al VIETATO PARLARE AL CONDUCENTE, il mio paziente genitore una volta mi indicò un signore, che stava disinvoltamente espettorando verso il pavimento. Provai un senso di schifo e lo stesso sentimento mi torna in mente ogni qualvolta vedo qualcuno ripetere quel gesto. Era pur vero che ancora si conviveva con quel che restava della civiltà della sputacchiera, oggetto comune nell’ottocento e per buona parte del novecento, ma oggi ? Oggi è rimasto il malvezzo fisiologico di sputare ed espellere secrezioni nasali, anche in diretta televisiva, salvo dare un particolare significato allo sputo, indirizzandolo sul corpo di un nemico inerme o morto, come capitò con Mussolini e Gheddafi, piuttosto che con un avversario, un antagonista vivo, come capitò ad esempio tra i senatori Barbato e Cusumano nel 2008, piuttosto che nello sport e in particolare nel calcio, come gesto estremo di sfida e di offesa, dopo testate e gomitate, com’è capitato ieri, da parte di Douglas Costa, nei confronti di Federico Di Francesco. Volendo intendere di gioco corretto, di fair play o di gioco sporco, di foul play, ecco dunque un assist incredibile per spiegare al pupo che non solo lo sputo è di per se antigenico e sporco per il gioco, ma enfatizzante al cubo dell’offesa e della violenza. Violenza che con il gioco non dovrebbe avere a che fare, ma invece c’entra e come, striandone la storia, tanto quanto e di più di una gamba spezzata, come capitò a Francesco Totti, angelo ma anche demone sputacchiatore, che nel 2006 vide sanzionare il suo azzoppatore, Richard Vanigli, appena con un banale cartellino giallo . Per concludere, ferisce di più la saliva che la frattura.

Ruggero Alcanterini

Direttore responsabile de L’Eco del Litorale

 





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