Approfondimento sulle tematiche trattate nella conferenza "Presente e Futuro del Mare Mediterraneo" - L'Eco Del Litorale | Notizie online








Ambiente

Approfondimento sulle tematiche trattate nella conferenza “Presente e Futuro del Mare Mediterraneo”

Approfondiamo in questo inserto dedicato al clima le tematiche affrontate nella conferenza: “Presente e futuro del mare Meditteraneo” per offrire ai lettori un maggiore consapevolezza delle conseguenze a cui una cattiva condotta o informazione possono poirtare, buona lettura.
La microplastica
Gli oceani hanno un nemico invisibile: la microplastica. I detriti quasi delimagetutto impercettibili all’occhio umano causano danni molto seri alla fauna marina, al punto che senza una riduzione dei rifiuti di plastica alla fonte le conseguenze sugli ecosistemi oceanici saranno irreparabili. Il consumismo genera una mole di rifiuti che spesso finisce in mare e si scompone in minuscoli frammenti che vengono ingeriti dai pesci e intossicano anche le piante.
Le microplastiche probabilmente sono i detriti in plastica più abbondanti nel mare. I quantitativi sono destinati inevitabilmente ad aumentare, dal momento che ogni singolo oggetto di plastica di grandi dimensioni si degrada in milioni di pezzi di microplastica.
Mentre i rifiuti più grandi possono essere rimossi facilmente, la rimozione delle microplastiche dall’ambiente purtroppo non è fattibile. I pesci che ingeriscono le microplastiche subiscono diversi danni, tra cui la contaminazione con sostanze chimiche presenti in microsfere di sapone, creme e altri prodotti per la cura del corpo.
Alcune specie marine arrivano a ingerire fino all’80% di microplastiche. Il rischio è che anche la catena alimentare possa essere compromessa, mettendo a repentaglio la salute dei consumatori abituali di pesce. La buona notizia è che il problema non è insormontabile.
La deforestazione
La deforestazione è il fenomeno causato dalla distruzione delle foreste da parte dell’uomo. Possiamo evidenziare almeno tre effetti negativi derivanti dall’eccessivo abbattimento degli alberi: Rischi idrogeologici del territorio. Gli alberi svolgono una importante funzione di mantenimento del terreno. L’eccessivo abbattimento degli alberi aumenta notevolmente il rischio delle frane, delle alluvioni e degli smottamenti del terreno. Anche la distruzione di pochi alberi, di un piccolo bosco, modifica radicalmente l’equilibrio naturale delle cose: Variazioni climatiche regionali. La distruzione delle foreste su vasta scala modifica anche la mappa dei venti di una regione. Ciò implica delle variazioni conseguenti sul clima della zona, causando problemi alle agricolture locali ma anche sulla sicurezza della popolazione: Minore biodiversità. Le foreste sono un habitat naturale per milioni di forme di vita. La distruzione delle foreste causa l’estinzione di numerose specie vegetali ed animali, con conseguente impoverimento genetico. La biodiversità è l’aspetto meno conosciuto e compreso. Grazie alla biodiversità da miliardi di anni la vita ha saputo adattarsi all’ambiente. La stessa umanità è il risultato di una lunghissima selezione “adattiva” delle specie. Le forme di vita possono nascondere segreti non ancora conosciuti dall’uomo che potrebbero essere utili in futuro, ad esempio per produrre nuovi farmaci Effetto serra è il fenomeno del riscaldamento globale (global warming) determinato dall’eccessiva concentrazione dell’anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera terrestre. Come abbiamo visto nel processo di fotosintesi, le piante contribuiscono a ridurre la quantità di anidride carbonica nell’aria. La distruzione delle foreste riduce la capacità di assorbimento naturale dei gas serra, accelerando il processo di concentrazione nell’atmosfera Le conseguenze della deforestazione elencate in questa pagina evidenziano come sia interesse diretto dell’uomo preservare la natura, indipendentemente dall’esistenza o meno del diritto della natura ad esistere. Le conseguenze materiali della deforestazione colpiscono l’utilità e il benessere di tutti gli uomini.
Le trivellazioni marine
Tra gli effetti dannosi delle trivellazioni marine c’è l’airgun è una tecnica di ispezione dei fondali marini, per capire cosa contiene il sottosuolo. Praticamente ci sono degli spari fortissimi e continui, ogni 5 o dieci minuti, di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. Spesso, però, questi spari sono dannosi al pescato, perché possono causare lesioni ai pesci, e soprattutto la perdita dell’udito. Questo è molto grave perché molte specie ittiche dipendono dal senso dell’udito per orientarsi, per accoppiarsi e per trovare cibo. In bibliografia vengono riportati alcuni dei potenziali effetti legati ad esposizioni prolungate nel tempo a suoni generati dalle emissioni acustiche: cambiamenti nel comportamento, elevato livello di stress, indebolimento del sistema immunitario, allontanamento dall’habitat, temporanea o permanente perdita dell’udito, morte o danneggiamento delle larve in pesci ed invertebrati marini.
Nel caso delle perturbazioni acustiche generate dagli air-gun, alcuni studi riportano una diminuzione delle catture di pesci anche dopo alcuni giorni dal termine delle indagini. Un altra fonte di inquinamento causato dalle trivellazioni marine è inoltre gli scarti operativi. Per potere trivellare nel mare, ed altrove, le compagnie petrolifere hanno bisogno di speciali “fluidi e fanghi perforanti”,Queste sostanze servono per guidare il processo di perforamento.
Il riscaldamento è globale il fenomeno di innalzamento della temperatura superficiale del pianeta, con particolare riferimento all’atmosfera terrestre ed alle acque degli oceani.
Parte di questo aumento di temperatura è dovuto a cause naturali, come l’irraggiamento solare combinato con il naturale effetto serra dell’atmosfera, ma una parte importante del surriscaldamento è riconducibile alle attività umane: l’utilizzo dei combustibili fossili, la deforestazione, l’allevamento e l’agricoltura intensive sono tutte cause del surriscaldamento ad opera dell’uomo.
L’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite (IPCC) ha sottolineato nel 2005 che la temperatura del pianeta Terra è aumentata di 0,74 ± 0,18 °C durante gli ultimi 100 anni, osservando che “la maggior parte dell’incremento osservato delle temperature medie globali a partire dalla metà del XX secolo è molto probabilmente da attribuire all’incremento osservato delle concentrazioni di gas serra antropogenici”. Si tratta disostenuta da oltre trenta associazioni scientificheinternazionali.







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