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Editoriale del Direttore

Mimose, mimose, mimose

Mi sono svegliato così, stamattina sul presto, otto marzo del duemiladiciotto, che sarebbe un giorno qualsiasi, se non fosse quello speciale, dedicato a tutte le donne che – lo dobbiamo sempre ricordare a noi stessi , maschi e femmine – non rappresentano un elemento di genere, magari anagrafico, né tanto meno un mero argomento per analisi e statistiche sociali, che vedono ancora algoritmi impressionanti tra le diverse etnie del pianeta terra, senza trascurare questioni di religione e censo, oltre che di sesso. Comunque la si metta, le donne nascono con ruolo straordinario, con una missione che tra gli umani è ben di più di quello che la natura assegna al genere femminile. L’essere madri potenziali o di fatto pone le donne sul gradino più alto, indipendentemente da quanto loro viene riconosciuto nella forma. Nessuno, maschio o femmina, prescinde dal miracolo cosmico che rappresenta il primato assoluto dell’accoglienza e dell’amore, quello materno, senza il quale nessuno di noi starebbe qui a parlare, ma reciterebbe un ruolo ben diverso nel regno animale. Ecco, il rispetto ed il sentimento filiale, hanno e dovrebbero avere un valore reale, assoluto, che dovrebbe rappresentare la chiave lettura del rapporto con tutte le donne , che dovrebbe andare ben al di la di quello dell’appartenenza, di quello con la propria singola madre. Purtroppo la genialità umana ha prodotto intorno alla figura reale e simbolica della donna enfatizzazioni positive, elegiache, ma anche aberrazioni culturali, da cui è difficile liberarsi, se non attraverso una educazione diversa e in modo rituale in una giornata come questa, il cui le mimose finiscono per supplire al ruolo delle parole, a convenevoli che finiscono spesso nel vento o che addirittura nel tempo si trasformano sino a divenire minacce . Non mi voglio inoltrare in una elencazione infinita di quanto alle donne viene ingiustamente negato dalla collettività, che per questo finisce per pagare un prezzo altissimo, ma diversamente mi voglio affidare alla intrigante leggerezza , alle delicatezza poetica di un testo, alle note di una canzone dei bei tempi andati, quando a cantarla era anche mia madre…

Ruggero Alcanterini

Direttore responsabile de L’Eco del Litorale





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