Quindicenne muore per una buca, condannato il comune di Aprilia - L'Eco Del Litorale | Notizie online




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Quindicenne muore per una buca, condannato il comune di Aprilia

Quindicenne muore per una buca, a distanza di anni arriva il maxi risarcimento

E’ accaduto nel 2005, quindicenne muore a causa di una buca sull’ asfalto. A distanza quasi di tredici anni viene condannato il Comune di Aprilia. I famigliari riceveranno un maxi risarcimento.

Si è conclusa in questi giorni una triste vicenda accaduta quasi tredici anni fa nel Comune di Aprilia.

Nel lontano 2005 Daniele Giovannoni, di soli quindici anni era in sella al proprio scooter e percorreva via Toscanini quando a causa di una buca presente sull’asfalto, perse il controllo del proprio mezzo, perdendo così la vita in seguito all’impatto avvenuto col suolo.

Quindicenne muore per una buca, a distanza di anni arriva il maxi risarcimento

Nonostante il dolore di aver perso un figlio in maniera così prematura, i famigliari della vittima non hanno mai perso la speranza di vincere questa battaglia, che all’epoca sembrava quasi esser una battaglia contro i mulini a vento, il padre tempo indietro ha avuto modo di dimostrare tutto il suo dolore e la sua disapprovazione incatenandosi dinnanzi al Tribunale, ma a distanza quasi di tredici anni sono riusciti ad ottenere la giustizia tanto attesa.

La famiglia Giovannoni ha designato come proprio legale l’Avv. Ezio Bonanni, avvocato già impegnato nella continua lotta contro la problematica amianto, che in questo caso ha condotto una tortuosissima battaglia legale conclutasi con una condanna al Comune di Aprilia.

Il  giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Latina Valentina Giasi ha difatti condannato il Comune di Aprilia ad un proficuo risarcimento da versare direttamente ai famigliari della vittima.

Si è riusciti ad arrivare a tale conclusione, e ad ottenere così giustizia, solo dopo una lunga serie di indagini preliminari che hanno confermato il fatto che in loco non era stata disposta l’opportuna segnaletica di pericolo.

I fatti e vari testimoni quindi provano che anche se il giovane avesse percorso la strada non superando i 50 km orari consentiti, le probabilità di incorrere in un incidente stradale sarebbero comunque state altissime.

Il lieto epilogo della vicenda si spera possa mettere in guardia tutti i Comuni delle zone limitrofe, incoraggiando così a mettere in sicurezza le strade e cercare quindi di porre rimedio laddove ce ne fosse il bisogno.

 

 

Carmela Massa



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