Il paradiso negato dello sport - L'Eco Del Litorale | Notizie online




Editoriale del Direttore

Il paradiso negato dello sport

Stavo giusto pensando che tutto sommato l’uomo nella sua accezione moderna – diciamo evoluta – è davvero relativamente giovane, in virtù della sua documentata storia terrestre. Per esempio, si tratta di appena quattromilasettecento anni per quanto riguarda la civiltà cinese, piuttosto che cinquemilanovecento per l’egizia e appena duemilasettecento per la romana. E la civiltà dello sport ? La nostra storia di homo homini ludens?  Gli stessi millenni ed anni di quella romana, più o meno, se ci riferiamo alla istituzione dei Giochi ad Olympia . Cioè, ad un certo punto è scattata la molla del gioco, della competizione rituale con le sue regole, cosa di cui soltanto l’uomo è capace. Non ci siamo liberati delle guerre, ma nemmeno abbiamo perso passione per i giochi. Eppure, tutto si evolve in progressione geometrica e molte abitudini, tradizioni, attività del quotidiano divenire ne sono rimaste stravolte, meno il gioco, che aggiunge variabili, ma non scompare dal panorama degli interessi dominanti della collettività. Ecco, dunque, che se il gioco è elemento catalizzatore di comuni orientamenti, pulsioni, passioni della società, se la civiltà ludica si manifesta nel concordare e rispettare regole comuni, al di sopra di questioni di politica e religione, di etnia e di censo e addirittura di sesso, allora ne consegue che il famoso diporto, da cui l’agonismo fatto svago, divertimento, utile esercizio per la mente ed il corpo, insomma lo sport avrebbe ed ha importanza ben maggiore di quella che gli si attribuisce. Governare lo sport dovrebbe essere per conseguenza una delle attività di maggiore responsabilità, stante la trasversalità di coinvolgimenti e sinergie, la funzione educativa e taumaturgica della salute, eppure … Mah, siamo in piena campagna elettorale, i Giochi Olimpici da Pyeongchang mandano poderosi segnali di ruolo, si rischia la pace tra nord e sud della Corea, ma dello sport chi se ne frega. Chi affronta il tema del futuro per il nostro sistema? Chi prospetta riforme ed adeguamenti? Chi si preoccupa di salvaguardare un patrimonio ingente di impianti e risorse umane che rischia di finire in rovina tra le ortiche e il degrado, anziché assurgere al primato tra le attività di valore sociale assoluto? Purtroppo nessuno in modo mirato e determinato. Ancora una volta si va al giro di boa per continuare a navigare, ma senza una rotta certa. Fidatevi, lo sport italico avrà ancora fortuna grazie agli sportivi, il medagliere vedrà sempre il tricolore in bella vista e il calcio spettacolo continuerà ad arrivare sulla tv, piuttosto che negli stadi, ma gli italiani, quelli dei centri fitness e del calcetto mai, quelli che si disperano tra buche nell’asfalto e nella salute, quelli, bambini, ragazzi ed adulti , con tanti saluti alle raccomandazioni secolari di De Sanctis, Mosso, Montessori, Ferretti, Zauli, Brodolini e Veronesi, continueranno ad essere esclusi nella inconsapevolezza del paradiso negato…

Ruggero Alcanterini

(Direttore responsabile de L’Eco del Litorale)





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