Asbestosi: Tutto quello che c'è da sapere. Intervista esclusiva all'Avv. Ezio Bonanni. - L'Eco Del Litorale | Notizie online




Ambiente

Asbestosi: Tutto quello che c’è da sapere. Intervista esclusiva all’Avv. Ezio Bonanni.

AVVOCATO EZIO BONANNI - PRESIDENTE ONA

Avv Ezio Bonanni, presidente ONA

L’asbestosi è la fibrosi polmonare causata dalle polveri e fibre di amianto. Purtroppo, ancora oggi, in Italia, più di 600 perdono la vita a causa dell’asbestosi per intense esposizioni a fibre di amianto.

Ne abbiamo parlato con l’Avv. Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto, che da oltre venti anni assiste e tutela le vittime ed i familiari esposti ad amianto.

Quali sono i sintomi dell’asbestosi?

Avv. Ezio Bonanni: L’asbestosi è provocata dall’esposizione ad amianto. Assume questa denominazione dal termine asbesto, che è sinonimo di amianto. Si manifesta generalmente dopo circa 15 anni dalla prima esposizione e ha un decorso lento. I sintomi più evidenti si acutizzano con il passare del tempo e sono: fatica a respirare (sia dopo uno sforzo fisico che a riposo), tosse, dolore al torace e, raramente, rigonfiamento delle estremità delle dita che risultano deformate e arrossate.

Quali sono le cause dell’asbestosi?

Avv. Ezio Bonanni: L’asbestosi è provocata dalle fibre di amianto che si depositano negli alveoli polmonari. I macrofagi, che hanno il compito di aggredire gli elementi estranei che entrano nell’organismo, nel tentativo di eliminare l’amianto emettono della sostanze che purtroppo creano lesioni agli alveoli polmonari, senza distruggere le fibre di amianto. Le lesioni agli alveoli polmonari sono accentuati dall’effetto meccanico delle fibre sui capillari nel corso della respirazione.

Qual è il meccanismo delle fibre di amianto sugli alveoli polmonari e sulle capacità respiratorie?

Avv. Ezio Bonanni: Gli alveoli sono delle piccole cavità che nel corso della inspirazione trasportano l’ossigeno dai polmoni al sangue e, all’atto dell’espirazione, agevolano l’espulsione di anidride carbonica dal sangue mediante i polmoni e la bocca. A causa delle fibre di amianto (sia per l’attività dei macrofagi che in seguito all’effetto meccanico, accentuato dal moto della respirazione), gli alveoli subiscono delle lesioni (fibrosi), che compromettono l’attività respiratoria.

Ci parli dei settori lavorativi di maggior rischi per esposizione ad amianto e dunque di insorgenza di asbestosi?

Avv. Ezio Bonanni: L’ amianto fu utilizzato fino all’entrata in vigore della legge 257/1992 nelle industrie produttrici di isolanti, di scaldabagni, di idraulica, di installazione caldaie, cantieri navali, industrie chimiche, manifatturiere, di plastica e gomma, industrie produttrici di lamiere sottili, settore ferroviario, e in molti altri ambiti, persino nelle scuole  e negli ospedali. Ciò è stato denunciato dall’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha pubblicato il II Rapporto Mesoteliomi dell’ONA Onlus nel quale vi è una specifica elencazione di tutti i settori produttivi.

Come viene diagnosticata l’asbestosi?

Avv. Ezio Bonanni: Innanzitutto chi è stato esposto ad amianto deve sottoporsi a sorveglianza sanitaria. È sufficiente rivolgersi al servizio di assistenza medica dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Nel caso in cui ci sia difficoltà respiratoria, dolori al petto e uno degli altri classici sintomi dell’asbestosi, è quantomai urgente e necessario effettuare la sorveglianza sanitaria per lavoratori esposti ad amianto, peraltro obbligatoria in base all’art. 259 del Decreto Legislativo 81/2008. Ci si deve comunque rivolgere al medico curante oppure a un medico del lavoro. Per quella che è la mia esperienza, il medico di famiglia deve rivolgere al paziente una serie di domande per raccogliere il maggior numero di informazioni relative: allo stile di vita condotto, al tipo di lavoro svolto e al tempo di esposizione ad amianto. Verrà poi richiesto di sottoporsi ad una serie di esami:

    • SPIROMETRIA:macchinario utilizzato per quantificare l’ossigeno ispirato e l’anidride carbonica espirata. I valori che questo esame fornisce sono utili a stabilire il buono o cattivo funzionamento dei polmoni;
    • RAGGI X: indispensabili per rilevare la presenza di lesioni provocate da asbestosi;
    • TAC

      : esame più dettagliato dei raggi X. Questo esame permette una diagnosi più accurata, estesa dunque alle asbestosi iniziali che sfuggono ai raggi X. E’ quindi molto importante l’accuratezza diagnostica che permette questo strumento, per la prevenzione secondaria (diagnosi precoce) che permette un intervento sanitario tempestivo, e per la prevenzione terziaria (epidemiologia: accertamento del numero dei casi; diagnosi utile per accedere ai benefici contributivi ex. art. 13 comma 7 della Legge 257/92, e al pensionamento immediato sulla base dell’ art. 1 comma 250 della Legge 232/2016).

Come si cura l’asbestosi?

Avv. Ezio Bonanni: Sono 4 le tipologie di cure a cui si ricorre nel caso un paziente si scopre avere questa patologia:

– se il paziente è fumatore, smettere di fumare per iniziare;

– fare il vaccino contro l’influenza per limitare le infezioni ai polmoni;

– ricorrere a farmaci che facilitino la respirazione;

– utilizzare dei presidi come le bombole di ossigeno per respirare meglio.

Nessuno di questi rimedi può far guarire dall’asbestosi, ma di certo possono contrastare i brutti effetti collaterali.

Il paziente fumatore:

Nel caso in cui ad un paziente sia stata diagnosticata l’asbestosi ed è fumatore, la prima cosa che gli verrà chiesto è di smettere di fumare per evitare importanti complicazioni come ad esempio andare incontro ad un cancro polmonare.

Se il paziente non riesce a smettere può rivolgersi al proprio medico che potrà fornirgli dei consigli e terapie mirate per disintossicarsi dalla nicotina.

Vaccini:

I pazienti affetti da asbestosi hanno maggiori probabilità di contrarre infezioni polmonari, come la pneumococcica, per cui con l’avvicinarsi della stagione fredda il medico consiglia di fare il vaccino contro la classica influenza stagionale e quello per contrastare il batterio pneumococco.

Farmaci contro l’asbestosi:

Poiché l’asbestosi va a limitare il respiro, il paziente che ne è affetto fa largo uso di broncodilatatori che sono assunti con un inalatore.

Questi farmaci arrivano attraverso l’inalatore direttamente nei polmoni e fanno si che la muscolatura delle vie aeree si rilassi per rendere la respirazione meno faticosa.

Un altro farmaco utilizzato è a base di teofillina, che è sempre un broncodilatatore che aiuta ad allargare le vie respiratorie e contemporaneamente a rilassare i muscoli e viene assunta per via orale.

Questo farmaco può provocare degli effetti collaterali: cefalea; nausea e vomito; mancanza di sonno; irritabilità; problemi di stomaco.

Concentratore di ossigeno

Se l’asbestosi è molto grave il paziente potrebbe andare incontro a delle vere e proprie crisi di ossigeno. In questi casi il ricorso ad un concentratore di ossigeno è necessario per aiutare il paziente a respirare.

Il concentratore di ossigeno è un apparecchio che si aziona con la corrente elettrica, ha il compito di purificare l’aria contenuta nella stanza del paziente, per fare in modo che l’aria che inspirerà attraverso una mascherina sia il più possibile ossigenata.

La mascherina è collegata alla macchina da un tubo lungo che consente al paziente di muoversi agevolmente a casa.

Nella stanza dove è ubicato il concentratore di ossigeno è severamente vietato fumare, perché la gran quantità di ossigeno prodotta è altamente infiammabile ed una sigaretta potrebbe provocare una forte deflagrazione.

Nel caso in cui il paziente decida di uscire, al posto del concentratore di ossigeno utilizzerà la classica bombola di ossigeno.

Per saperne di più https://www.osservatorioamianto.com/asbestosi-assistenza-tutela-legale/

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