Carceri, nel Lazio sovraffollamento di detenuti in aumento e strutture inadeguate - L'Eco Del Litorale | Notizie online




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Carceri, nel Lazio sovraffollamento di detenuti in aumento e strutture inadeguate

I 14 Istituti carcerari esistenti nel Lazio sono sovraffollati di detenuti e la situazione è gravemente peggiorata nel corso dell’ultimo anno. Confrontando i dati dal 31 dicembre 2016 ad oggi, denuncia la Fns Cisl per voce del Segretario generale aggiunto Massimo Costantino, “il numero di reclusi in eccesso risulta essere aumentato in un anno di ulteriori 108 unità”.
Si tratta, in sostanza, di un sovraffollamento di 979 detenuti, considerato che attualmente nelle carceri laziali ce ne sono 6237, mentre la capienza regolamentare prevista è di 5258.
A destare le maggiori preoccupazioni, in rapporto anche alla dimensione delle strutture, sono gli istituti Viterbo (+176); CC Cassino (+121); CC Frosinone (+76); NC Civitavecchia ( +62); CCF Rebibbia ( +53); NC Rebibbia (+250); CC Regina Coeli (+318); Velletri (+139), CC Latina (+ 51) NC Rieti( +69).

Massimo Costantino (Fns Cisl)

Carceri, allarme finora ignorato
Una situazione molto pericolosa e ciò, come puntualizza Costantino, “nonostante le misure deflattive dell’affollamento penitenziario adottate dal Governo”. Così, la ripresa della crescita della popolazione carceraria oltre il consentito è un campanello di allarme che suona ancora una volta, ma che in pochi vogliono ascoltare.
Chi lavora all’interno degli istituti penitenziari, però, subisce quotidianamente sulla propria pelle le conseguenze di queste difficoltà: i carichi di lavoro sono triplicati e per assicurare la sicurezza vengono sacrificati i giorni di riposo e di congedo.
Senza dimenticare, sottolinea la Fns Cisl, che, “ove disposto dal magistrato, il personale di Polizia penitenziaria deve garantire il servizio di piantonamento di soggetti ricoverati presso le Rems”, le Residenze Esecuzione Misure di Sicurezza, cioè quelle strutture ricettive a carattere sanitario che accolgono pazienti con disturbo psichico, autori di reato, ritenuti non dimissibili dagli ospedali psichiatrici giudiziari e che necessitano di cure e di specifici percorsi riabilitativi. Un problema, questo, “noto da tempo”, spiega Costantino, “ma finora mai risolto”.

Criticità pericolose
Accanto al sovraffollamento e ai connessi rischi di stress e suicidi, a una forte presenza di detenuti stranieri e al servizio presso le Rems (esiste un Accordo della Conferenza Unificata del 26 febbraio 2015) ci sono altri due elementi di criticità che interessano gli Istituti penitenziari del Lazio: la gestione delle piante organiche e le condizioni delle strutture.
Secondo Costantino è necessario “adeguare alle esigenze reali le dotazioni organiche e non tagliarle come previsto dalla legge Madia”, che ha ridotto il personale in maniera lineare senza considerare dimensioni e portata dei diversi istituti, generando in tal modo “una ulteriore carenza del dieci per cento”, che non si è riuscita a sanare neanche in ambito provveditoriale , visti i tagli della legge, tanto da peggiorare in tal modo una situazione che deve fare i conti anche con la “fuoriuscita di personale per raggiunto diritto alla quiescenza e mancato turn-over”.

L’inadeguatezza delle strutture penitenziarie, come la mancanza di cancelli automatizzati o l’assenza di telecamere di sorveglianza per gli spazi comuni e la fatiscenza di alcuni edifici, rischiano inoltre di complicare ulteriormente le cose, inficiando la qualità del lavoro svolto dagli agenti di custodia e la vivibilità complessiva all’interno del carcere.

Mario Abbruzzese (FI)

L’impegno della politica
Sulla questione è intervenuto il consigliere regionale di Forza Italia del Lazio e presidente della Commissione Speciale Riforme Istituzionali Mario Abbruzzese: “La polizia penitenziaria, sia a livello regionale che provinciale, è chiamata a un lavoro straordinario per gestire queste percentuali in eccesso e devono essere presi in tempi brevi dei seri provvedimento al fine di potenziare gli organici. Serve un intervento serio e concreto, che ho già richiesto più volte al Ministero dell’Interno e che tornerò a sollecitare, allo scopo di restituire le condizioni minime di gestione e sicurezza, con l’invio di un numero adeguato, rispetto alla popolazione carceraria presente, di personale di vigilanza”.
Abbruzzese nei mesi scorsi si era rivolto al Guardasigilli Andrea Orlando, al quale aveva indirizzato una lettera richiedendo “un autorevole intervento, allo scopo di restituire alla casa circondariale di Frosinone le condizioni minime di gestione e sicurezza”, anche in considerazione del fatto che “nel 2015, a fronte di un rinforzo di personale minimo, è stato inaugurato un nuovo padiglione (…) con altri 200 reclusi”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche un altro consigliere regionale forzista, Adriano Palozzi, per il quale “una buona accoglienza del detenuto e il suo ‘benessere’ durante il periodo di detenzione dipende pure dalle migliori condizioni di lavoro di chi è deputato al suo controllo e assistenza”.

Santi Consolo (Dap)

Il commento del Dap
Ieri, da Palermo, a margine dell’intitolazione del carcere Ucciardone alla memoria di Calogero Di Bona, maresciallo degli agenti di custodia, il capo Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Santi Consolo ha affermato che “il nostro ministro della Giustizia ha fatto tanto perché si è impegnato in nuove assunzioni: alcune sono arrivate e altre ne verranno. Però bisogna agire a tutto campo affinché le carceri siano più sicure e in grado di garantire migliori condizioni trattamentali e di recupero per i nostri ristretti”.
Poi, riferendosi alle prospettive per il nuovo anno, ha aggiunto: “La maggior parte delle risorse sono destinate alla manutenzione ordinaria. Ci sono delle progettualità che sono state già definite e per le quali aspettiamo le risposte, ma ci deve essere anche un impegno da parte delle forze politiche a porre attenzione sui temi che noi affermiamo”.

Sicurezza al capolinea
Intanto, come informa in una nota la Fp Cgil, nei giorni scorsi “una violenta aggressione si è consumata all’interno del carcere minorile Beccaria di Milano. Alla vigilia di Capodanno un poliziotto penitenziario è stato accoltellato al torace e al braccio da un giovane detenuto che ha tentato di evadere dal Centro di prima accoglienza. (…) Era l’unico agente in servizio quando il minore è stato arrestato (…)”.

di Antonio De Angelis

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