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A Nettuno la web-series horror “No Escape”

“No Escape” è una web serie horror in dodici episodi ambientata a Nettuno, nel litorale laziale. Il progetto ha ottenuto il patrocinio del comune ed è nato dalla collaborazione tra Paola Lanfranco, Antonio Barone e Alberto Vallini, con la regia di Luca Salvi: un omaggio ai grandi classici horror degli anni 70 e 80, soprattutto italiani.

Si tratta di una Web-series di genere Horror che narra la storia di un maniaco che, dotato di una siringa contenente un potente anestetico in grado di addormentare le sue vittime per ore, adesca le sue vittime presso il Laghetto Granieri di Nettuno e le trasporta nella sua stanza delle torture, la quale è ispirata alle Escape Room, che negli ultimi anni vanno molto di moda e nelle quali i giocatori paganti, in genere in squadre, debbono risolvere dei quesiti di vario tipo per uscire dalla stanza entro il tempo prestabilito.

Nel cast: Antonio Barone, Daphne Barone, Desirée Antonietta Barone, Chiara Pavoni, Kevin Lauricella, Stavila Iacob, Noemi Cusato, Gianluca Venezia, Maurizio Tenuzzo, Giorgio Santoro Cajro, Flavia Coffari, Enza Forgia, Marcello Capitani. Comparse: Giuseppe Cristofaro, Saverio Audia, Riccardo Mario Popovici, Gianluca e Daniela Caliendo. La sceneggiatura è di Alberto Vallini, fonico presa diretta Jhoel Canulli, truccatrice Verdemese Mammetti, soundtrack Fratelli Cosentino e Jhoel Canulli».

A spiegare i dettagli della Web-series,  uno degli autori, Antonio Barone.

«Nella serie i quesiti non si limiteranno ad essere semplici indovinelli, enigmi, ma i protagonisti, pur di uscire, dovranno essere disposti a qualsiasi cosa, pure a sacrificare i propri amici e parti del loro corpo, salvo poi uscire e doversi scontrare con l’assassino, il quale è un maniaco che richiama vagamente Jigsaw della famosa saga Horror “Saw – L’enigmista” per il modus operandi con le vittime».

«Per la scrittura – aggiunge Barone  – mi sono ispirato,  a Film Horror di matrice anni ’70 e primi ’80, quei film in cui gli effetti speciali erano scarni e fatti prevalentemente a mano (non esistevano le tecnologie avanzate odierne) ed in cui a prevalere erano la paura, la suspence ed ovviamente la bravura degli attori, sia di coloro che interpretavano le vittime che coloro che interpretavano i killer. Il nostro intento è quello di raccontare sì la nostra storia, ma anche di riportare in auge l’Horror all’italiana, quello che negli anni ’70 e ’80».

 

 







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