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Editoriale del Direttore

Nobiltà e miseria dei furti

Sono tornati tutti insieme, Sandokan , Zorro, i Soliti ignoti, Arsenio Lupin, i ladri del Tesoro di San Gennaro , l’Ispettore Clouseau , quelli del Topkapi e Cassiodoro con la Leggenda di Alarico ed il tesoro con lui sepolto nel Busento, di appena 25 tonnellate d’oro e 150 d’argento, oltre a monili, camei e gioielli, frutto del sacco di Roma avvenuto tra il 408 e il 410 d.C.. Mi sento di nuovo addosso le emozioni adolescenziali legate alle avventure di salgariana memoria, nonché ancora la rabbia per la fregatura dell’EURO, capace di tagliare di netto il cinquanta per cento della nostra economia, con un decreto e la sua attuazione all’inizio degli anni duemila, dopo la premessa burrascosa che aveva liquefatto la politica nei primi anni novanta del novecento. Tornando all’attualità, dal mio punto di vista, certo che non poteva esserci migliore combinazione tra nobiltà e miseria, con i fatti che ieri hanno meritato l’onore della cronaca. Ovvero, dal romanzesco furto de “I gioielli dei Maraja”, parte della collezione dello sceicco Hamad bin Abdullah Al Thani, membro della famiglia reale del Qatar, al Palazzo Ducale di Venezia e il “furto” miserevole, avvertito come tale, con l’imposizione delle sacchette di plastica da 1 centesimo per l’acquisto di prodotti freschi all’orto frutta, “furto “ così percepito dai circa venticinque milioni di famiglie o nuclei familiari in Italia. Apparentemente “il colpo del secolo” è quello degli orecchini e della collana, che scompleta il Tesoro dei Moghul, roba del valore discusso tra decine di migliaia di euro e due tre milioni. In realtà l’operazione sacchetti ne vale molti , ma molti di più, perché parliamo di almeno cento milioni annui … La giustificazione è quella di eliminare la plastica non bio, in un momento di assoluta emergenza, con balene e tartarughe che stirano le pinne per via dei micidiali indistruttibili sacchetti , con cui abbiamo sinora pasturato orribilmente il mare. La sostituzione con un prodotto di origine vegetale, che se si distrugge nel breve, genera comunque il fenomeno della eutrofizzazione, che non è di secondaria importanza, ma alla fine, chi se ne frega, quel che conta è aver grattato il fondo del barile, aver portato a casa quell’economia che assomiglia più al diametro imposto delle vongole, piuttosto che alla pari dignità per i diritti al lavoro, al salario, alla salute , all’istruzione e se volete allo sport nell’Europa Comunitaria. Penso, infine, che il furto al Palazzo Ducale è di fatto una colossale promozione per la Venezia delle meraviglie, che non finirà mai di stupirci e che continuerà ad essere caposaldo dell’ineludibile italica rinascenza.

Ruggero Alcanterini





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