Terremoto: Amatrice un anno dopo, le due vite di Pirozzi e gli scarponi della fatica - L'Eco Del Litorale | Notizie online


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Terremoto: Amatrice un anno dopo, le due vite di Pirozzi e gli scarponi della fatica

Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, ha portato a Roma un bel po’ di copie del suo libro, fresco di stampa, “La scossa dello scarpone. Anatomia di una passione sociale”, che ha presentato ufficialmente. In valigia ha messo anche tre felpe speciali: la prima dedicata a Rieti, dove per molti anni ha giocato da terzino nella squadra locale, tornando poi come allenatore e centrando la promozione in serie C dopo 62 anni; la seconda all’Italia, “perché siamo un grande popolo, capace di slanci incredibili e tanta generosità”; la terza felpa è per Amatrice, paese distrutto dal terremoto poco più di un anno fa.

Quando è entrato nel Salone delle Fontane, all’Eur, più di mille persone lo hanno acclamato, salutato, omaggiato con una standing ovation emozionante.
Pirozzi non ha sciolto il dubbio sulla sua possibile candidatura per il centrodestra alle prossime Regionali del Lazio e lo ha detto con chiarezza, anticipando le domande dei giornalisti e frenando sul nascere la curiosità della platea.
“Mi avevate preso per uno sprovveduto se pensavate che alla presentazione di un libro avrei annunciato la mia candidatura, a cui non penso per niente”.
Ha pensato, invece, di devolvere i proventi dei diritti d’autore per la vendita dei libri in beneficenza a tre onlus, equamente suddivise tra nord, centro e sud: OBM ospedale dei Bambini Buzzi di Milano; “La strada per l’Arcobaleno” presso il policlinico Gemelli di Roma e Arcobaleno del Cuore presso l’ospedale SS. Annunziata di Taranto, reparto oncoematologia pediatrica.

Sergio Pirozzi durante la presentazione del libro all’Eur

Pirozzi, sindaco del popolo. “Puoi fare l’amministratore solo se hai qualcosa dentro, non si è amministratore pubblico per professione, ma solo per missione” ha spiegato con fermezza, in una sala gremita, con tanta gente in piedi, catturando l’attenzione, guadagnandosi il rispetto. Una simpatia genuina, spontanea.
Ad ascoltarlo c’erano anche alcuni leader politici, come Salvini, Meloni, Mussolini, Storace, Alemanno e anche il presidente della Regione Lazio, Zingaretti. Impegnati altrove, invece, Renzi e Di Maio. Perché il sindaco di Amatrice ha invitato tutti, senza distinzioni.

“Sicuramente il lavoro che il sindaco Pirozzi ha fatto in questi mesi è stato un lavoro importante per tutta la politica italiana. Non è un caso che oggi abbia invitato persone di tutto l’arco costituzionale, perché ha rappresentato uno sprone rispetto alla ricostruzione post terremoto che oggettivamente continua ad essere molto molto debole da parte del governo. E’ stato un po’ la coscienza di tutta la politica di fronte alla vicenda drammatica del terremoto” ha commentato la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, riconoscendo l’impegno e il sacrificio di un sindaco (di frontiera) e della sua comunità, dopo la tragedia del terremoto che ha causato 239 vittime.
Pirozzi, al riguardo, ha ricordi sfocati, confusi, ma con la sensazione che “qualcosa di tremendo era accaduto”. “Amatrice non c’è più” disse rispondendo a un giornalista che lo raggiunse al telefono quella drammatica notte.

Le due vite di Pirozzi, il prima e il dopo. E una convinzione: che “in un mondo dove troppe persone hanno i mocassini bisogna usare gli scarponi”, bisogna insomma scendere tra la gente, ascoltare, risolvere i problemi.

Il cuore di Amatrice, scrive nel libro, “è tornato alla vita grazie alla straordinaria solidarietà che ci rende capaci di uno stesso sentire, rafforzando anche l’idea di appartenere ad un’Italia umana e con tanta voglia di riscatto. Gli scarponi della fatica e dell’impegno, uniti al cuore degli italiani, sono le chiavi di volta per una rinascita di tutto lo Stivale”.



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