Caos penitenziari/A Frosinone pochi agenti. Allarme sicurezza anche in altre carceri italiane - L'Eco Del Litorale | Notizie online


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Caos penitenziari/A Frosinone pochi agenti. Allarme sicurezza anche in altre carceri italiane

100 unità di Polizia penitenziaria si sono autoconsegnati in caserma. Il consigliere regionale del Lazio Mario Abbruzzese ha scritto al ministro della Giustizia Andrea Orlando. Presto una clamorosa protesta a Roma con tutti i sindacati di categoria.
Intanto mercoledì 12 luglio è in programma un incontro tra i sindacati e il direttore del carcere di Frosinone, Francesco Cocco, per valutare la possibilità di una riorganizzazione del lavoro.


Sovraccarico di detenuti e carenza di personale di Polizia penitenziaria
. Sono tra le principali criticità che interessano la casa circondariale di Frosinone, che ormai rischia seriamente di giungere al collasso.
La denuncia arriva dalla Federazione Nazionale Sicurezza (Fns) della Cisl ed è lo specchio fedele di una situazione ormai molto grave e non più procrastinabile, come dimostra la protesta di 100 agenti di Polizia penitenziaria in servizio nel carcere frusinate, che dal 12 giugno scorso, dopo un lungo stato di agitazione che però non ha prodotto risultati, hanno deciso di autoconsegnarsi in caserma a fine turno.
Una scelta coraggiosa, necessaria perché, come spiega Massimo Costantino, segretario generale aggiunto Cisl Fns, negli ultimi mesi, in seguito alla clamorosa evasione di un boss della camorra, condannato a 10 anni di reclusione e ristretto nel settore di Alta sicurezza, “i carichi di lavoro sono triplicati” e ad essere “sacrificati sono i giorni di riposo e di congedo, per assicurare la sicurezza dell’istituto e garantire quanto previsto dalla legge”, compreso “il servizio di piantonamento di soggetti ricoverati presso le Rems” (ovvero quelle strutture ricettive a carattere sanitario che però accolgono pazienti con disturbo psichico, autori di reato, ritenuti non dimissibili dagli ospedali psichiatrici giudiziari).
Per la Fns Cisl Lazio bisogna “adeguare alle esigenze reali le dotazioni organiche e non tagliarle come previsto dalla legge Madia”.
Il carcere di Frosinone accoglie 613 detenuti su 506 posti regolamentari, mentre il personale di polizia penitenziaria ha un deficit di 42 unità (234 su 276 previsti), 4 educatori anziché 6 e 23 amministrativi a fronte dei 32 stabiliti (dati al 20 gennaio 2017).
Mercoledì 12 luglio, intanto, è in programma un incontro tra i sindacati e il direttore dell’istituto penitenziario frusinate, Francesco Cocco, per valutare la possibilità di una riorganizzazione interna del lavoro.

La lettera di Abbruzzese al ministro Orlando
Sulla vicenda è intervenuto il consigliere regionale di Forza Italia del Lazio e presidente della Commissione Speciale Riforme Istituzionali, Mario Abbruzzese (nella foto a sinistra durante un incontro con gli agenti di polizia penitenziaria di Frosinone), che ha inviato una lettera al ministro della Giustizia Andrea Orlando chiedendo “un suo autorevole intervento, allo scopo di restituire alla casa circondariale di Frosinone le condizioni minime di gestione e sicurezza, con l’invio di un numero adeguato, rispetto alla popolazione carceraria presente, di personale di vigilanza”.
“La situazione del penitenziario ciociaro è da tempo di grande criticità – scrive Abbruzzese – con un numero di personale in servizio assolutamente insufficiente rispetto al numero dei detenuti presenti. Questa penalizzante circostanza determina dei turni molto pesanti, l’impossibilità di usufruire delle ferie, oltre a rappresentare, fatto di particolare gravità per tutto il territorio, un evidente problema di sicurezza nel controllo e nella gestione dei tanti detenuti”.
Abbruzzese ricorda che “nel 2015, a fronte di un rinforzo di personale minimo, è stato inaugurato un nuovo padiglione presso il locale penitenziario, con altri 200 reclusi. Quindi è indispensabile un intervento tempestivo per far tornare la situazione alla normalità”.

Sicurezza a rischio
Le condizioni di lavoro, insomma, sono giunte al limite e la violenta aggressione da parte di un detenuto straniero, avvenuta di recente nel carcere di Frosinone, ai danni del coordinatore della sorveglianza generale e del poliziotto addetto alla vigilanza della sezione, ne sono la drammatica testimonianza.
“Attualmente mancano nel Lazio negli Istituti Penitenziari 465 unità, 4.052 previsti rispetto agli attuali 3.587” fa notare il segretario generale della Fns Cisl, Pompeo Mannone, che richiama anche l’esigenza di “un ricambio generazionale considerato che il personale ha una età medio-alta”.
L’amministrazione penitenziaria e i vari organi preposti sono stati ampiamente informati. Ora si attendono solo le risposte. Se arriveranno. In ogni caso, è pronta una grande mobilitazione a Roma, con in testa i sindacati di categoria, per rimarcare l’urgenza di provvedimenti concreti a favore del sistema carcerario.

Difficoltà nelle altre carceri del Lazio
Oltre alla casa circondariale di Frosinone, comunque, a incontrare quotidiane difficoltà, destinate in assenza di interventi mirati a cronicizzarsi pericolosamente, sono anche altri istituti penitenziari del Lazio.
Come Latina. Qui preoccupano sia il sovraffollamento dei detenuti, che sono 130 rispetto ai 78 previsti (dato al 31 maggio 2017), sia la mancanza di personale, sotto di 27 unità (20 per cento in meno).
Gravi disagi si registrano a Velletri, dove nei giorni scorsi un detenuto italiano ha colpito con una stampella un assistente capo. “Il sovraffollamento del carcere è attualmente di 173 persone in più rispetto alla capienza regolamentare, previsti 411 rispettto ai presenti 584” sottolinea la Fns Cisl Lazio, che ha dichiarato lo stato di agitazione per ribadire “una maggiore consistenza effettiva di personale di Polizia penitenziaria che consenta lo svolgimento del proprio servizio nelle migliori condizioni lavorative”.
In quello romano di Rebibbia, invece, una giovane detenuta di origine marocchina ha tentato di evadere durante l’ora d’aria. Dopo essersi arrampicata e aver scavalcato il muro dei passeggi è stata però fermata da un agente della Polizia penitenziaria quando era quasi giunta alla portineria. “A Rebibbia – informa ancora il sindacato – mancano sia i cancelli automatizzati in alcuni reparti e sia telecamere di sorveglianza adeguate per monitorare tutti gli spazi comuni”.

Caos penitenziari in tutta Italia
Il grido d’allarme si estende anche alle altre regioni, dal Piemonte alla Lombardia, dall’Umbria alla Campania, fino a Calabria, Sardegna e Sicilia.
In questi giorni, anche gli agenti della penitenziaria in servizio al carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove i detenuti sono 970 contro gli 833 previsti per regolamento, sono in stato di agitazione perché alla cronica carenza idrica si è aggiunto il malfunzionamento dell’impianto elettrico, come rende noto il presidente nazionale dell’Unione sindacati polizia penitenziaria (Uspp) Giuseppe Moretti, che ha inviato una nota al ministro Orlando e al Capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) auspicando “interventi di stabilizzazione e assegnazione di nuovo personale”.
La senatrice del Pd Rosaria Capacchione ha annunciato la presentazione di un’interrogazione urgente.
In Campania, disagi evidenti si registrano all’Icam di Lauro, l’istituto a custodia per detenute madri con minori al seguito. Il Sappe, sindacato autonomo di Polizia penitenziaria, lo ha messo nero su bianco in una informativa diretta al ministro Orlando: “Mancano gli infermieri e tutto il materiale sanitario occorrente. E’ assente la linea telefonica con l’esterno dai Reparti detentivi e anche l’ufficio dei sanitari è privo di apparati telefonici e accessi internet necessari agli adempimenti”. Ancora: “Non ci sono automezzi della Polizia penitenziaria e le donne appartenenti al Corpo devono offrire, per la mancanza di personale formato in tal senso, anche le loro prestazioni di baby sitter”.
Dai penitenziari siciliani, invece, sono quattromila i poliziotti a far sentire la loro voce perché da sei mesi non percepiscono lo straordinario obbligatorio. A segnalarlo è il segretario della Uilpa polizia penitenziaria Sicilia, Gioacchino Veneziano.
Le condizioni lavorative non sono diverse a Perugia, al carcere di Capanne, dove gli agenti da tempo hanno denunciato una criticità non più tollerabile. Problemi, di recente, anche nelle case circondariali di Sassari e Voghera.
Qualche mese fa ad Alessandria un albanese è riuscito a fuggire grazie alle telecamere in quel momento fuori uso.
L’evasione di Johnny “Lo Zingaro”, condannato all’ergastolo, dal carcere piemontese di Fossano, dove aveva ottenuto il lavoro esterno grazie a un programma di reinserimento dei detenuti, è solo una delle ultime notizie di cronaca. Una notizia che lascia davvero perplessi.

L’annuncio del Guardasigilli
Il Guardasigilli Orlando (foto a sinistra), nel frattempo, ospite alla trasmissione radiofonica ‘Un giorno da pecora’ su Rai Radio 1, una risposta al caos penitenziari la fornisce, ma riguarda l’annuncio dell’arrivo di 12mila braccialetti elettronici. Non basta, secondo Donato Capece, segretario generale del  Sappe, perché “la dotazione dei braccialetti per il controllo dei detenuti ammessi ai domiciliari, costati allo Stato fino ad oggi 173 milioni di euro, è largamente insufficiente rispetto alle reali necessità. Le emergenze e le tensioni nelle carceri persistono e la sicurezza dei cittadini non può essere oggetto di tagli indiscriminati e ingiustificati, ma non può neanche essere messa in condizione di difficoltà se non si assumono gli agenti di Polizia penitenziaria”.

Stress e suicidi
Ci sono poi le tragedie. Cosenza e Milano, ad esempio, di recente sono stati teatro di gesti estremi da parte di due agenti penitenziari, che si sono uccisi, anche se sembra che all’origine del suicidio ci siano motivi familiari e non lavorativi. In ogni caso, sostiene Leo Beneduci, segretario nazionale dell’Osapp, organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria, si tratta di fatti che “non fanno riflettere l’amministrazione, orientata esclusivamente su altre, seppur legittime, priorità, ovvero la gestione dei detenuti”, mentre “non si riesce nemmeno ad intercettare il disagio lavorativo del personale”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Angelo Urso, segretario generale della Uilpa Polizia penitenziaria, per il quale “chi detiene la responsabilità del Corpo deve sentire il dovere di verificare le condizioni di un lavoro che non ha eguali, come quello svolto all’interno di un carcere”. Le variabili sul tavolo sono parecchie e, secondo Urso, per gestire con profitto il sistema carcerario bisogna prendere in carico situazioni come “benessere organizzativo, difficoltà nella gestione dei rapporti interpersonali e di relazione, orari di lavoro e turni pesanti, aggressioni e minacce da parte dei detenuti, carenze strutturali, esasperata burocrazia e gerarchia”, senza dimenticare i “fattori stressanti e le reazioni soggettive che colpiscono chi lavora in un carcere a contatto con persone in situazioni di costrizione”.

I detenuti stranieri
Un ulteriore aspetto legato al sovraffollamento, infine, che occorre affrontare prima possibile e con la massima serietà, è quello che riguarda il rimpatrio dei detenuti stranieri, affinché scontino la pena nel Paese di provenienza. Una necessità condivisa dal capo del Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria (Dap) Santi Consolo. E questo è già qualcosa.



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